La prima visita

La mia esperienza ultratrentennale mi ha convinto che una grande parte delle possibilità di successo nella terapia del dolore e dello stress si gioca durante la prima visita.

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La prima visita rappresenta sempre una tappa fondamentale che dovrebbe condurre a tre risultati importanti:

  • il raggiungimento di un rapporto di fiducia e collaborazione,
  • un'accurata raccolta dell'anamnesi generale e specifica ( possibilmente prima della eventuale comunicazione di precedenti esperienze diagnostiche e/o terapeutiche),
  • la condivisione di un piano diagnostico e terapeutico con particolare approfondimento delle eventuali azioni terapeutiche.

Se il paziente ha pregresse esperienze terapeutiche, è necessario che sia chiarito che una terapia che non ha avuto successo non necessariamente era sbagliata; in molte circostanze ci possono essere stati errori o sottovalutazioni del processo di instaurazione del regime terapeutico che hanno portato al falso giudizio di terapia inefficace o insostenibile (per gli effetti collaterali) e conseguente abbandono della terapia.
Uno degli errori più ricorrenti è l'ansia da parte del Medico e o del Paziente di raggiungere rapidamente un risultato.
Il vero risultato da raggiungere è il miglior rapporto fra effetto ricercato e fenomeni collaterali per ogni singolo farmaco. molto spesso un farmaco utilizzato da solo a dosaggio generoso conduce a un bilancio efficacia/tollerabilità peggiore di quanto si possa ottenere con più presidi associati a dosaggi singoli più ragionati.

NON SCEGLIETE il terapista del dolore perché questo è particolarmente espero in una determinata terapia perché comprensibilmente vi verrà proposta la terapia nella quale ha maggior esperienza ( che non sempre è quella giusta ).

La prima visita dovrebbe essere fatta presso un algologo che ha un'ampia esperienza in tutti i metodi terapeutici e sappia quindi proporre alternative valide e presentarvi chiaramente vantaggi e svantaggi.

Infine attenti ai consigli di altri pazienti, quello che è stato miracoloso per tizio può non esserlo per caio.

La terapia

Un equilibrio necessario per assicurare sollievo e qualità di vita, assecondando il riapprendimento di condizioni normali nel complesso meccanismo di alterazioni che hanno condotto all'instaurarsi della "malattia dolore"

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La scelta della terapia del dolore e dello stress cronico è spesso frutto di equilibri e compromessi. La cronicità della patologia necessita di una terapia o risolutiva (possibile in una limitata percentuale della casistica) o di una terapia cronica farmacologica o di altra natura.
Le terapie, che in teoria potrebbero consentire di risolvere "alla radice" il dolore, sono purtroppo gravate da una significativa percentuale di insuccesso e di recidive.
Un esempio concerto sono dolori cronici per compressione del sacco durale o delle radici spinali ( sciatalgie, lombalgie , cervivalgie ecc.). Nella mia lunga esperienza ho potuto osservare lo spegnimento progressivo dell'interventismo senza se e senza ma sino ad una più ragionata prudente selezione delle situazioni da sottoporre ad intervento. I molti problemi post operatori hanno indotto a scegliere meglio i candidati all'intervento ed a considerare tecniche di intervento meno invasive e di neuromodulazione.
La mia posizione è che un buon Terapista del dolore deve conoscere a fondo i vantaggi e gli svantaggi di tutte le metodiche, sia invasive sia conservative. Questo permette una serena neutralità di approccio con il Paziente e la possibilità di coinvolgerlo, una volta informato, nella decisione terapeutica.
E' ovvio che anche una terapia farmacologica cronica non è facile da instaurare e mantenere. Anche su questo punto la mia posizione si basa su un principi fondamentale: l'apporto farmacologico deve essere il minimo necessario ad un buon compromesso fra sollievo desiderato e effetti secondari. Anche in questo settore vale molto l'esperienza e l'onestà del rapporto Medico/Paziente.
Il segreto del successo è la pazienza ed il rispetto dei valori espressi dal Paziente: meglio discutere un po' di più che prendere decisioni le cui possibili conseguenze non siano completamente note e soppesate.
Io personalmente sono favorevole anche alla possibilità per i pazienti con dolore cronico di discutere fra di loro ed esprimere pareri, successi ed insuccessi.
Il Sito Dolore & Sollievo è nato anche per questo!

L'evoluzione delle conoscenze e la divulgazione scientifica

Il ruolo della divulgazione scientifica ha sempre avuto un grosso impatto sulle aspettative dei pazienti con dolore e stress cronico. Purtroppo ci sono troppi pazienti che hanno letto troppo e forse, non per colpa loro, capito poco, e, ancora più grave; ci sono molti algologi che leggono troppo poco e spesso sono orientati a individuare metodiche remunerative più che efficaci.

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Per chi, come me, ha vissuto il periodo della liberalizzazione della prescrizione degli analgesici morfinomimetici, è chiaro quanto le aspettative generate da una disinvolta divulgazione scientifica che prometteva con la disponibilità della morfina la fine del dolore e delle sofferenze, fossero basate su poche verità e molte fantasie. La disponibilità dei morfinomimetici è stato certamente un grosso passo avanti, ma limitato al dolore oncologico nella fase terminale della malattia. Per la gran parte dei pazienti con dolore benigno è stato un passo avanti non definitivo e molto problematico.
Non ancora risolto il problema dell'uso corretto dei morfinici si sta affacciando una nuova ventata di speranze malsupportate: i derivati della cannabis. Di questo argomento si legge sui quotidiani ogni tipo di meraviglioso risultato, senza alcun cenno, come nel caso dei morfinici, agli effetti collaterali e all'impatto sulle funzioni e sulla struttura del sistema nervoso.
Questo enorme interesse ( anche commerciale) su sempre nuovi analgesici è il riflesso di in antico caposaldo della medicina occidentale: il dolore è un sintomo.
Ma in realtà il dolore, come lo stress non sono semplici sintomi di situazioni patologiche. Fanno invece parte dei sistemi omeostatici alla base della vita come fenomeno biologico. Sono segnali, previsti dai meccanismi vitali, di insulti alla integrità del vivente. Il dolore e lo stress sono così importanti per la sopravvivenza della specie che quando non sono presenti ( in alcune patologie umane ed animali) costituiscono la causa della morte di questi soggetti. Per questo motivo la natura si è scomodata ad inventare e mettere in atto poderosi sistemi di trasmissione, amplificazione ed elaborazione del dolore e dello stress. Questi sistemi sono molto resistenti ai famaci perché sono alla base di una complessa rete di segnali indispensabili alla integrità del vivente.
Tutto questo per dire che il dolore e lo stress sono segnali e come tali vanno interpretati e trattati. Quando il segnale dolore non conduce alla rimozione delle cause che lo hanno prodotto, innesca un processo interpretativo (cognitivo) che trasforma il dolore cronico in una anomalia persistente dei sistemi omeopatici e cognitivi trasformandosi in una patologia a se stante. Approfondisci.