Stacks Image 760367

Omeopatia

La medicina omeopatica si basa sull’assunto che “similia similibus curantur“, cioè il simile cura il suo simile. In parole semplici, i rimedi omeopatici sono scelti sulla capacità di provocare effetti sovrapponibili, qualitativamente, ai sintomi che il medico omeopata osserva nell’individuo malato.
Secondo l’omeopatia, la malattia viene definita come il tentativo da parte dell’organismo di ripristinare l’equilibrio generale che per qualche causa è andato perso. L’omeopatia quindi stabilisce i rimedi sulla base della valutazione complessiva dei sintomi dell’organismo considerato nel suo insieme (approccio olistico).
Poichè, inoltre, una stessa sostanza può risultare benefica o tossica dipendentemente dalla concentrazione con cui è usata, l’omeopatia ritiene che per scatenare una reazione positiva del malato siano sufficienti dosi infinitesimali del rimedio opportunamente preparato. Non basta infatti, diluire la tintura madre del rimedio omeopatico, ma è necessario, dopo ogni diluizione, agitare la soluzione ottenuta secondo un procedimento definito (dinamizzazione). Senza la dinamizzazione il rimedio omeopatico non ha attività terapeutica.
I rimedi omeopatici utilizzati per il trattamento del dolore sono individuati a partire dai sintomi presentati dal paziente (dolore pungente, sordo, intermittente, continuo, lancinante, bruciante, etc.), dalla loro prevalenza e dalla loro origine (dolore interno, dolore esterno; dolore acuto o cronico).
Rimedi omeopatici per il dolore:

• Aconitum napellus
• Actea racemosa
• Antomonium crudum
• Apis mellifica
• Arnica montana
• Arsenicum album
• Atropa belladonna
• Aurum metallicum
• Bryonia alba
• Bellis perennis
• Calcarea fluorica
• Calcarea Phosphorica
• Cantharis vesicatoria
• Colchicum autumnale
• Colocynthis
• Datura stramonium
• Dulcamara
• Euphrasia officinalis
• Ferrum phosphoricum
• Heckla lava
• Hyoscyamus niger
• Hypericum perforatum

• Ledum
• Lycopodium clavatum
• Natrum sulfuricum
• Nux vomica
• Papaver somniferum
• Pareira brava
• Plumbum iodatum
• Podophillum peltatum
• Radium bromatum
• Ranunculus bulbosus
• Rhus toxicodendron
• Ruta graveolens
• Sarsaparilla officinalis
• Sepia
• Sulphuricum acidum
• Symphytum officinale
• Veratrum album

Fitofarmaci

L'uso di piante o loro estratti è da tempo impiegato in ogni forma patologica e quindi anche nel dolore cronico e acuto.
Non bisogna dimenticare che la morfina è un derivato dell'oppio che è un estratto vegetale del papavero da oppio.
Il trattamento più comune per la cefalea si è rivelato essere il tanacetum parthenium (in italiano noto come partenio, amarella o matricale) mentre, per la lombalgia, l’harpagophytum procumbens (artiglio del diavolo) e la corteccia del salice bianco.
Una Cochrane review del 2006 e una più recente del 2010 hanno invece indagato i risultati dell’impiego della fitoterapia nel trattamento della lombalgia. L’
artiglio del diavolo si è rivelato più efficace del placebo nel controllo delle esacerbazioni della lombalgia cronica, non così se confrontato con 12,5 mg di rofecoxib.
Gli esstratti di alcune piante si sono rivelati molto efficaci nel trattare alcuni effetti collaterali del dolore cronico.
Nell'umore depresso e nell'ansia si è dimostrato efficace l'
Erba di Sant'Antonio (Iperico); nell'astenia (sensazione di spossatezza) è invece efficace l'Eleuterococco.
Nella nausea anche da chemioterapici e morfinici è utile lo Zenzero che è usato anche come spezia ed è il componente principale della bevanda Ginger (che è anche il nome botanico dello zenzero).
E' stato dimostrato scientificamente che la
Capsacina, estratta dal peperoncino è efficace nel desensibilizzare il S.N. periferico nel dolore cronico di tipo neuropatico (sciatalgie, cervicalgie ecc).
L'impiego di impasti di peperoncino è in uso da centinaia di anni come revulsivo del dolore di schiena; oggi si è scoperto che senza saperlo i nostri nonni già usavano una sostanza che agisce sul sistema nervoso periferico modulando il dolore di natura neuropatica.
Non è possibile affermare che la fitoterapia può sostituire la terapia tradizionale ma un buon algologo deve conoscere anche questi rimedi che in alcune patologie possono essere altrettanto efficaci e più graditi al paziente.

Stacks Image 968825